Asana, il terzo passo dello yoga
Sabato 20 dicembre 2025 abbiamo svolto la lezione tematica dedicata a asana, il terzo passo dello yoga. Questo articolo introduce il tema e offre alcuni spunti di riflessione anche per chi non ha potuto partecipare, ma desidera unirsi ai prossimi incontri. In fondo all’articolo puoi trovare le fonti di approfondimento e scaricare la dispensa distribuita durante la lezione.
Che cosa significa āsana
Nello yoga moderno, il termine āsana viene spesso associato esclusivamente alle “posizioni fisiche”. Nella tradizione degli Yoga Sūtra, però, il significato è più ampio e più sottile: āsana è la postura che sostiene la pratica interiore, una condizione stabile e bilanciata che permette alla mente di raccogliersi.
Durante la lezione abbiamo esplorato tre prospettive fondamentali:
la postura come equilibrio tra stabilità e comodità,
la postura come interruzione dello sforzo,
la postura come protezione dalle perturbazioni della mente.
Queste tre idee sono espresse in modo essenziale in tre aforismi chiave del secondo capitolo.
Āsana negli Yoga Sūtra
Il sutra 24 ci dice cosa dovrebbe essere l’āsana.
Sutra II.46
स्थि रसुखमा सनम्॥४६॥
sthira sukham āsanam ॥46॥
Āsana (la postura) è stabile e confortevole.
Stabilità (sthira) e comodità (sukha) non sono condizioni opposte, ma complementari. In pratica significa trovare una postura sostenuta ma non rigida, attiva ma non faticosa. Non è la forma estetica della posizione a definirne la qualità, ma la sensazione di equilibrio dinamico.
Il sutra 47 ci dice come si perfeziona l’āsana.
Sutra II.47
प्रयत्नशैथि ल्या नन्तसमा पत्ति भ्या म्॥४७॥
prayatna śaithilya ananta samāpattibhyām ॥47॥
Āsana si perfeziona quando cessa lo sforzo e si raggiunge l’infinito/beatitudine.
La postura diventa vera āsana quando lo sforzo superfluo si scioglie (prayatna-śaithilya). Questo non significa passività, ma riduzione della tensione inutile. Il riferimento all’infinito (ananta) suggerisce una qualità di apertura mentale: la postura non è un vincolo, ma un punto da cui la consapevolezza può estendersi senza ostacoli.
Il sutra 48 chiarisce il risultato della pratica āsana.
Sutra II.48
ततो द्वन्द्वानभि घा तः ॥४८॥
tataḥ dvandvāḥ anabhighātaḥ ॥48॥
Da allora, cessa il disturbo delle coppie di opposti.
Quando la postura diventa stabile, comoda e libera dallo sforzo non necessario, la mente viene meno colpita dai dvandva: caldo e freddo, piacere e dolore, pesantezza e leggerezza.
Questa capacità di non essere sopraffatti dalle fluttuazioni è uno degli scopi profondi di āsana.
Come portare questi concetti nella nostra pratica
Possiamo integrare questi insegnamenti nella pratica quotidiana in modo semplice e immediato:
Scegli una postura che conosci bene, una posizione affrontata in studio e che ti risulta familiare.
Curane l’allineamento senza rigidità: cerca stabilità, ma senza irrigidirti.
Rimani 5–10 respiri, lasciando che il respiro diventi progressivamente più regolare e morbido.
Osserva dove puoi lasciare andare lo sforzo: mandibola, spalle, glutei, respiro stesso.
Lascia che emerga una sensazione di comodità e quiete, anche se tenue.
Per chi è all’inizio del percorso yogico, questo processo può richiedere tempo. Non è necessario forzare: partire da posture semplici e familiari è la scelta più efficace e più sicura.
Questo approccio ci aiuta a comprendere che āsana non è un esercizio ginnico, ma una pratica di presenza corporea e mentale. Attraverso stabilità, rilassamento e libertà dalle tensioni superflue, la postura diventa un ponte verso gli stadi successivi dello yoga, soprattutto il respiro e la concentrazione.
Fonti e approfondimenti
Iyengar, B. K. S. (2002). Light on the Yoga Sūtras of Patañjali. Thorsons (Revised edition).
Nuzzo A. (2019). I doni dello yoga. Morellini Editore.
Asana | Dispensa della lezione tematica del 20/12/2025 (PDF)