Samadhi, l’ottavo passo dello yoga

Sabato 9 maggio abbiamo svolto l'ultimo incontro del ciclo dedicato agli otto passi dello yoga. Il tema era samādhi, l'ottavo e ultimo passo, il punto verso cui tutto il percorso converge. Per questa lezione speciale è stata con noi Elena Minora di Arcobaluna, la mia prima insegnante di yoga, che ha guidato la pratica di yoga nidra nella seconda parte dell'incontro.

Un percorso in otto passi

Prima di affrontare samādhi, abbiamo ripercorso insieme il cammino fatto in questi otto mesi. Siamo partiti da yama, il nostro rapporto con gli altri, e da niyama, il rapporto con noi stessi. Con āsana abbiamo scoperto che il corpo è il primo strumento della pratica. Con prāṇāyāma abbiamo incontrato il respiro come energia vitale. Con pratyāhāra abbiamo imparato a ritirare l'attenzione dall'esterno. Con dhāraṇā abbiamo fissato lo sguardo e la mente su un punto. Con dhyāna ci siamo seduti e abbiamo osservato il flusso della mente.

È un percorso che va dall'esterno verso l'interno: dalla relazione con il mondo, al corpo, al respiro, ai sensi, alla mente. Fino a samādhi, dove tutto questo si unisce.

Samādhi negli Yoga Sūtra

Sūtra III.3

तदेवार्थमात्रनिर्भासं स्वरूपशून्यमिव समाधिः ॥३॥

tad eva artha-mātra-nirbhāsaṁ svarūpa-śūnyam iva samādhiḥ ॥3॥

Quando rimane soltanto l'oggetto della meditazione, come se la mente fosse priva della propria forma, si ha samādhi.

Il sūtra descrive uno stato in cui la distinzione tra chi medita e l'oggetto della meditazione si dissolve. La mente è ancora presente (Patañjali usa la parola iva, "come se") ma è così trasparente che non interferisce più. Non è trance e non è incoscienza: è il contrario, lucidità totale. Rimane solo l'oggetto (artha-mātra), che risplende (nirbhāsa) nella sua essenza, senza la mediazione del pensiero.

La parola samādhi viene da sam (insieme) e dhā (porre): mettere insieme, unire. È la stessa radice della parola yoga (yuj, unire, aggiogare). Samādhi e yoga dicono in fondo la stessa cosa, per questo il sottotitolo di questo incontro è "Yoga è unione".

Per rendere questo concetto nelle lingue occidentali è stato coniato il termine "enstasi" (en-stasis, "stare dentro"), in contrapposizione all'estasi (ek-stasis, "uscire fuori"). Samādhi non è un uscire da sé, ma una condizione di profonda interiorizzazione e stabilità della mente.

Oltre le tecniche

Come per tutti gli incontri del ciclo, non è che in due ore facciamo samādhi. Così come non abbiamo fatto yama, dhāraṇā o dhyāna nei mesi precedenti. Ogni incontro è stato un'occasione per introdurre un concetto e fare una pratica ispirata al tema. Con samādhi siamo oltre le tecniche. Non esiste un esercizio per "fare" samādhi. È uno stato che emerge quando tutto il resto è al suo posto: il corpo, il respiro, i sensi, la mente. Possiamo viverlo come un'aspirazione, una direzione verso cui la pratica ci orienta.

Ed è qui che vale la pena fare una riflessione. Si può vivere lo yoga come un insieme di tecniche: posizioni che ci fanno stare bene, esercizi di respirazione che ci rilassano, momenti di meditazione che ci calmano. E va benissimo, ha valore in sé. Ma lo yoga nella sua completezza è qualcosa di più: è un cammino che integra corpo, respiro, mente e qualcosa che va oltre. Gli otto passi di Patañjali non sono solo un elenco di pratiche, sono una mappa di questo cammino. Samādhi è il punto in cui tutto si unisce.

Yoga nidra: una porta verso samādhi

Una pratica che ci parla di samādhi, che ce lo fa intuire, è lo yoga nidra. Letteralmente "sonno yogico", è una pratica di rilassamento profondo e consapevole in cui il corpo si ferma completamente, i sensi si ritirano, e la mente resta lucida in quello spazio tra la veglia e il sonno.

Elena ha introdotto la pratica spiegandone le origini e il metodo, e poi ha guidato una sessione di circa mezz'ora. Per molti dei partecipanti è stata la prima esperienza di yoga nidra, e i riscontri sono stati molto positivi. C'è qualcosa di particolare nel lasciarsi guidare in quello stato di quiete profonda: il corpo è completamente fermo, la mente ascolta senza fare, e per qualche istante si assapora quella trasparenza della mente di cui parla Patañjali. Non è samādhi, ma è una porta che si apre in quella direzione.

Otto mesi, otto passi

Con questo incontro si chiude il ciclo di lezioni tematiche sugli otto passi dello yoga. Otto sabati, da ottobre a maggio, per attraversare insieme il percorso che Patañjali ha tracciato oltre 2.000 anni fa. Un percorso che resta valido, accessibile, e — come abbiamo sperimentato — profondamente pratico.

Grazie a chi ha partecipato a uno, a più, o a tutti gli incontri. E un ringraziamento speciale a Elena per aver condiviso con noi la pratica di yoga nidra in questa ultima lezione.

Gli articoli e le dispense di tutti gli incontri sono disponibili sul blog.

Fonti e approfondimenti

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Dhyana, il settimo passo dello yoga