Sūrya namaskāra: una storia più recente di quanto si pensi
Il saluto al sole — in sanscrito Sūrya namaskāra — è una delle sequenze più conosciute e praticate dello yoga contemporaneo. È una pratica completa, riscalda il corpo, coordina movimento e respiro, ed è spesso la prima cosa che si impara quando si comincia a praticare yoga. Quello che spesso non si racconta è che la sequenza che pratichiamo oggi non è antichissima. La sua codificazione è in realtà recente, e ha una storia interessante che vale la pena conoscere.
Le origini sono incerte
Le pratiche di onoranza al sole esistono da millenni nella cultura indiana. Ci sono inni vedici dedicati al sole, prostrazioni rituali, formule di saluto come il Sūrya namaskāra vidhi. Il saggio seicentesco Samartha Rāmdās, contemporaneo di Śivājī Mahārāj, si dice praticasse centinaia di prostrazioni al sole ogni giorno. Ma queste pratiche antiche non sono in alcun modo riconducibili alla sequenza dinamica di āsana che chiamiamo oggi Sūrya namaskāra.
Joseph Alter e altri studiosi hanno osservato che il Sūrya namaskāra, nella forma di sequenza dinamica di posizioni oggi conosciuta, non compare nei principali testi classici dello haṭha yoga.
Pant Pratinidhi e la codificazione del 1928
La sequenza moderna del saluto al sole è stata sistematizzata da Bhāvanrāo Śrīnivāsrāo Pant Pratinidhi (1868-1951), Rāja di Aundh, un piccolo stato principesco nel Maharashtra. Nel 1928 pubblicò il libro "The Ten-Point Way to Health: Surya Namaskars", in cui descriveva una sequenza di dieci posizioni da praticare ogni giorno come esercizio per la salute.
Le dieci posizioni del saluto al sole nella sequenza di Pant Pratinidhi, Rāja di Aundh, dal suo libro "The Ten-Point Way to Health"(1928).
Immagine via Wellcome Collection.
Pant Pratinidhi non rivendicò di aver inventato la pratica. Disse che era una tradizione marāṭhī comune, che l'aveva imparata dal padre, e che si era limitato a "svilupparla e modificarla in accordo con la scienza moderna". La introdusse come programma obbligatorio nelle scuole del suo regno, soprattutto per i ragazzi.
Il punto più importante è che all'epoca il Sūrya namaskāra non era considerato yoga. Era una pratica di cultura fisica, una forma di ginnastica, pensata per migliorare la salute e il vigore dei giovani indiani. Lo storico Mark Singleton, nel suo libro Yoga Body, documenta che lo stesso Yogendra (uno dei pionieri dello yoga come esercizio) criticava il "mescolare indiscriminatamente" il saluto al sole con lo yoga. C'è anche una dimensione politica interessante: in un'India ancora sotto dominio coloniale britannico, l'immagine di giovani disciplinati negli esercizi fisici di gruppo era parte di una rivendicazione culturale e identitaria.
L'ingresso nello yoga: Krishnamacharya a Mysore
Negli anni '30, Tirumalai Krishnamacharya, spesso definito il "padre dello yoga moderno", insegnava yoga al Palazzo di Mysore. In quel periodo il Sūrya namaskāra circolava già in India come sistema di esercizi fisici autonomo e non era generalmente considerato una pratica yogica.
Krishnamacharya contribuì in modo decisivo a integrarlo nello yoga posturale moderno. Lo studioso Norman Sjoman ha inoltre evidenziato le somiglianze tra alcuni āsana insegnati a Mysore e gli esercizi dei lottatori indiani (daṇḍa e baithak) descritti nel Vyāyāma Dīpika del 1896.
Due eredità diverse: Jois e Iyengar
I due allievi più noti di Krishnamacharya hanno avuto rapporti molto diversi con il Sūrya namaskāra.
K. Pattabhi Jois (1915-2009) sviluppò e diffuse l'Ashtanga Vinyasa Yoga, ponendo il Sūrya namaskāra al centro del metodo. Le due varianti della sequenza (Sūrya A e Sūrya B) costituiscono l'apertura tradizionale della pratica e vengono ripetute più volte prima dell'inizio delle serie di āsana. La sua diffusione globale ha contribuito moltissimo a far percepire il saluto al sole come parte essenziale dello yoga.
B.K.S. Iyengar (1918-2014), cognato di Krishnamacharya, ha sviluppato uno stile profondamente diverso, basato sull'allineamento preciso di ogni āsana, sull'uso dei supporti (mattoncini, cinture, sedie, bolster) e su tempi di permanenza più lunghi nelle posizioni. Nel suo testo fondativo Light on Yoga (1966) il Sūrya namaskāra non è descritto come pratica autonoma. Nella tradizione Iyengar è generalmente considerato una pratica secondaria e non un elemento strutturale della metodologia.
Una terza linea importante passa attraverso Swami Sivānanda Sarasvatī e il suo allievo Swami Satyānanda Sarasvatī, fondatore della Bihar School of Yoga nel 1963. Satyānanda ha codificato una versione del Sūrya namaskāra in dodici posizioni, con mantra associati alle posizioni e respiro coordinato in modo preciso. È la versione descritta nei suoi libri (Surya Namaskara, 1969; Asana Pranayama Mudra Bandha, 1996), ed è quella che ho scelto come riferimento nelle mie lezioni.
La versione che propongo a ChiaroScuroYoga
Le versioni del Sūrya namaskāra oggi in uso sono numerose e differiscono per numero di posizioni, respirazione e finalità. Nel video trovi la versione che propongo nel mio studio.
La sequenza è essenzialmente quella della tradizione Satyānanda: dodici posizioni, respiro coordinato a ogni movimento, una breve apnea (kumbhaka) nella posizione dell'aṣṭāṅga namaskāra.
L'ho scelta come riferimento perché è una versione accessibile, ben codificata e con indicazioni precise su movimento e respirazione. A differenza di altre versioni presenta un’unica apnea, che comunque suggerisco di sostituire con un inspiro e un espiro per i principianti o per chi ha difficoltà a mantenere le apnee.
In questa immagine trovi la sequenza completa del sūrya namaskāra, con nomi degli āsana e indicazioni per il respiro.
Puoi scaricare gratuitamente le versioni in PDF, comode da stampare e usare come riferimento, qui:
Un valore funzionale, non mistico
Sapere che il Sūrya namaskāra è una codificazione moderna non gli toglie valore.
È una sequenza ben costruita: riscalda il corpo, mobilita la colonna in flessione ed estensione, coordina movimento e respiro, ha il pregio di essere semplice da memorizzare e da praticare in autonomia.
Personalmente non includo il Sūrya namaskāra nelle mie lezioni regolari, e non lo considero una pratica essenziale dello yoga. Mi sento più vicina, in questo, all'approccio della tradizione Iyengar, dove la sequenza è presente ma non centrale. Lo trovo però utile come pratica autonoma a casa: chi vuole avere una traccia di riferimento per cominciare la giornata o per riscaldare il corpo prima di una pratica più approfondita, può ripetere la sequenza qualche volta, senza doversi inventare nulla. Non gli attribuisco invece un valore mistico, né legami diretti con mantra, cakra o sistemi energetici.
Conoscere la storia ci aiuta a praticare con consapevolezza: il saluto al sole è una sequenza moderna, con benefici reali, e questo è sufficiente. Non serve attribuirgli di più.
Per approfondire
Bhāvanrāo Pant Pratinidhi, The Ten-Point Way to Health: Surya Namaskars (1928)
Swami Satyananda Saraswati, Surya Namaskara: A Technique of Solar Vitalization (Bihar School of Yoga, 1969)
Swami Satyananda Saraswati, Asana Pranayama Mudra Bandha (Bihar School of Yoga, 1996)
Norman Sjoman, The Yoga Tradition of the Mysore Palace (Abhinav Publications, 1996)
Mark Singleton, Yoga Body: The Origins of Modern Posture Practice (Oxford University Press, 2010)