Yoga e studi scientifici
Per chi come me ha una formazione scientifica, può essere difficile accettare a scatola chiusa i dettami di una disciplina come lo yoga. Spesso i contesti in cui si pratica yoga si accompagnano a pratiche che possiamo definire pseudoscientifiche; d'altra parte, molti studi rigorosi hanno dimostrato effetti concreti della pratica su corpo e cervello. Come ci si può posizionare in questo dibattito?
Prima di proseguire, una premessa: questo articolo non vuole essere un consiglio medico, né una raccolta esaustiva della letteratura scientifica sullo yoga, che ormai è vastissima. È semplicemente una selezione di studi che ho trovato interessanti, aggiornata alla data di pubblicazione di questo articolo: la ricerca in questo campo continua, quindi è possibile che nel frattempo siano emerse ulteriori evidenze.
Prima di tutto, una riflessione sulla visione del mondo
Una riflessione importante riguarda il modo in cui affrontiamo il mondo e lo studio del corpo umano.
Nella cultura che oggi definiamo "occidentale" (Europa, Americhe), siamo figli dell'Illuminismo e del metodo scientifico. Applicato allo studio del corpo, questo approccio cerca correlazioni e rapporti causa-effetto: quando si tratta una condizione o una patologia, si cerca una causa specifica, localizzata nel corpo.
Nelle tradizioni orientali, come nell'India antica in cui si è sviluppata la filosofia yogica, la visione del corpo è invece olistica: non si distingue nettamente tra corpo e mente. Per tradizione (e anche per motivi religiosi), raramente ci si concentra sul corpo sul tavolo anatomico; piuttosto ci si focalizza sull'ascolto del corpo e sulla creazione di immagini e narrazioni che ne spieghino il funzionamento, senza preoccuparsi troppo di un fondamento in strutture osservabili.
Questa è una divisione profonda, non sempre facile da colmare, che a volte porta a forzare un sistema sull'altro. Quello che però, con gli anni, chi ha onestà intellettuale finisce per riconoscere, è che entrambi i sistemi hanno i loro limiti.
Una visione basata sulla narrazione e sulla trasmissione orale di immagini e miti può, di bocca in bocca, stravolgere la realtà e alimentare usanze sbagliate o dannose. D'altra parte, l'approccio clinico tradizionale tende talvolta a iperspecializzare e frammentare le cure, rischiando di perdere la visione d'insieme e di considerare le persone solo in funzione di singoli processi patologici. Sebbene la medicina moderna stia integrando sempre più modelli complessi (come la PNEI e l'approccio biopsicosociale), nella pratica quotidiana la gestione di aspetti trasversali come lo stress rimane complessa: non basta prescrivere un farmaco per la pressione raccomandando poi genericamente di "rilassarsi", perché il corpo è un sistema integrato e serve un lavoro attivo sullo stile di vita.
Se però la nostra mentalità analitica vuole sapere se lo yoga abbia effetti misurabili o no, come possiamo saperlo?
Diversi studi scientifici hanno provato a colmare questo divario, analizzando gli effetti della pratica yoga sulla salute fisica e mentale attraverso parametri specifici e misurabili. Qui ne riporto alcuni esempi, partendo dagli effetti più immediati e "corporei" per arrivare via via a quelli più profondi, legati al sistema nervoso, al cervello e all'invecchiamento cellulare. Altri approfondimenti si trovano in bibliografia, in particolare consiglio di consultare la bibliografia contenuta in "Scienza dello Yoga" di Ann Swanson.
Cosa dice la ricerca scientifica
Mal di schiena
Un’analisi del 2022 ha trovato che lo yoga offre lievi miglioramenti nel dolore e nella funzionalità rispetto alla sedentarietà nei casi di mal di schiena cronico non specifico. Può causare, come qualsiasi altra attività fisica, temporanei e lievi fastidi muscolari, ma nel complesso si conferma una pratica sicura, priva di rischi gravi, ma con un’efficacia paragonabile ad altre tipologie di esercizio fisico. L'evidenza scientifica è così solida che raccomandazioni cliniche internazionali, come le linee guida dell'American College of Physicians, inseriscono lo yoga tra i trattamenti non farmacologici di prima scelta per la lombalgia cronica prima di ricorrere ai farmaci.
Artrite e artrosi
Uno studio su adulti sedentari con artrite reumatoide e artrosi ha misurato l'effetto della pratica yoga, riscontrando un miglioramento sia del benessere fisico (flessibilità, equilibrio, forza, riduzione del dolore) sia del benessere psicologico.
Salute cardiovascolare
Una revisione sistematica ha concluso che lo yoga produce benefici concreti e significativi sulla maggior parte dei fattori di rischio cardiovascolare, come pressione, colesterolo e stress. Può essere considerato un'ottima attività di supporto, adatta sia alla popolazione generale sia a chi è più a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
Sistema nervoso autonomo
Una meta-analisi ha esaminato l'effetto della pratica yoga su diversi marcatori fisiologici legati al sistema nervoso autonomo, quello che regola le funzioni involontarie del corpo attraverso le sue due componenti, simpatica e parasimpatica. Lo studio ha rilevato che la pratica yoga è associata a una riduzione del cortisolo, della pressione sistolica e della frequenza cardiaca a riposo, insieme a un aumento del tono parasimpatico, coerente con uno spostamento verso uno stato di maggiore rilassamento fisiologico.
Nella didattica yoga circola spesso una distinzione più specifica, secondo cui alcune posizioni (per esempio le aperture, come le flessioni all'indietro) attiverebbero il sistema simpatico, mentre altre (le chiusure, come le flessioni in avanti) attiverebbero invece quello parasimpatico. È un'idea utile dal punto di vista didattico, ma quando si va a cercare una conferma scientifica specifica su questa distinzione, il quadro è meno netto: uno studio recente che ha confrontato direttamente posizioni di flessione ed estensione della colonna ha trovato che entrambe aumentano l'attività parasimpatica, senza una differenza sostanziale tra le due categorie. Anche nella pratica yoga, quindi, vale la pena distinguere tra ciò che l'esperienza tramandata suggerisce e ciò che la ricerca conferma in modo puntuale.
Infiammazione
Uno studio ha analizzato l'effetto di un ritiro yoga di tre mesi sui livelli di infiammazione, misurati attraverso diversi marker caratteristici. Ha rilevato un miglioramento complessivo dello stato infiammatorio e della risposta immunitaria, con potenziali effetti collegati alla neuroplasticità.
Patologie neuropsichiatriche
Una revisione sistematica ha trovato evidenze a supporto di un potenziale beneficio acuto dello yoga nella depressione, come terapia aggiuntiva alla farmacoterapia nella schizofrenia e nei bambini con ADHD.
Sviluppo della corteccia cerebrale
Lo studio di Lazar et al. ha analizzato la plasticità neuronale legata alla pratica della meditazione, misurando con la risonanza magnetica lo spessore della corteccia cerebrale. Ha trovato che la corteccia risultava più sviluppata nelle persone che meditavano con costanza, con differenze più marcate nei meditatori di lunga data.
Longevità
Uno studio ha osservato che gli effetti cumulativi di una pratica meditativa costante potrebbero, nel lungo periodo, contribuire a rallentare l'orologio epigenetico, un indicatore biologico dell'invecchiamento cellulare.
Quali sono i limiti metodologici di questi studi?
Ogni studio scientifico ha le sue specificità e i suoi limiti. Le revisioni sistematiche sono quelle di cui ci possiamo più fidare perché analizzano anche la qualità dei singoli studi e gli danno un peso specifico nel formulare le conclusioni finali. Detto questo, ci sono dei limiti intrinseci comuni a quasi tutti gli studi su questo tema.
Il primo è l'assenza di un controllo placebo e l'impossibilità di un'accecatura (blinding). In un trial farmacologico è facile somministrare una pillola di zucchero per valutare l'effetto aspettativa; in interventi basati sul movimento come lo yoga, non è possibile somministrare uno "yoga finto", né nascondere ai partecipanti o agli istruttori a quale gruppo appartengano. Questo introduce inevitabilmente il rischio che l'effetto aspettativa influenzi la percezione dei benefici.
Il secondo è la concomitanza di fattori legati allo stile di vita. Chi sceglie di fare yoga tende spesso, in media, ad adottare anche altri comportamenti salutari (alimentazione curata, minore consumo di alcol o fumo). Isolare l'effetto specifico della pratica yoga rispetto all'intero stile di vita del praticante è estremamente complesso.
Il terzo è la mancanza di una definizione standardizzata di yoga. Lo yoga comprende decine di stili e modalità d'insegnamento differenti, e l'assenza di un protocollo unico e universale rende difficile confrontare in modo pulito popolazioni diverse e standardizzare le ricerche scientifiche.
Conclusioni
Da anni, sia chi pratica yoga sia chi lavora come professionista della salute si interroga sulla possibilità di misurare gli effetti della pratica con il metodo scientifico.
Ormai sono numerosi gli studi che dimostrano effetti concreti dello yoga sulla salute fisica e mentale. I limiti di queste ricerche sono, in generale, gli stessi di qualunque studio che valuti l'impatto dello stile di vita. Possiamo dire che questi benefici siano un'esclusiva dello yoga? Non necessariamente: altre forme di esercizio fisico e tecniche di gestione dello stress portano a risultati simili. D'altra parte, il corpo umano risponde a leggi fisiologiche precise, e discipline diverse nate in contesti differenti sono arrivate per strade indipendenti a stimolare gli stessi meccanismi di riequilibrio.
Quello che si può concludere con una certa sicurezza è che una pratica yoga costante e bilanciata, senza forzare il corpo e senza cadere negli estremi propri anche di alcune discipline sportive agonistiche, ha effetti benefici a tutto tondo: proprio quella visione olistica di corpo e mente che la filosofia orientale ci aiuta ad assumere. La ricerca su questi temi resta comunque aperta, e nei prossimi anni è probabile che emergano nuovi studi a chiarire ulteriormente questi meccanismi.
Bibliografia e riferimenti
Swanson A. (2019). Scienza dello yoga. Gribaudo. (Titolo originale: Science of Yoga: Understand the Anatomy and Physiology to Perfect Your Practice)
Chaix R, et al. (2017). Epigenetic clock analysis in long-term meditators. Psychoneuroendocrinology.